Ormai siamo davvero immersi nell’atmosfera che la festività del Natale ci regala. Nei market, dove c’è di tutto un po’, non si trovano più addobbi natalizi. Sfere multicolori e nastri scintillanti sono spariti, perché, da tempo, questi gadget si sono trasferiti nelle nostre case. Negli scaffali, semivuoti, solo pastorelli, angeli, capanne destinate alla Sacra Famiglia che, teneramente unita e sorridente, rimane in attesa di accoglienza e di miglior fortuna.
Il rito del consumismo si sta concludendo, come spesso accade, nel segno di una visione superficiale e frettolosa che non conosce tregua.
Resta ancora la corsa ai regali. I più “avveduti” ci hanno pensato già qualche mese fa, per evitarsi lo stress dell’ultimo minuto, ma tante, tantissime persone, ancora giriamo per negozi affollati, presi da un impulso irrefrenabile, per comprare i regali di Natale che arricchiscono , per un giorno, le case, salvo poi finire in cantina, quando la stravaganza induce a scegliere oggetti inutili o di cattivo gusto.
Alla funzione compulsiva dell’acquisto dei regali, seguirà quella degli auguri, scambiati con tutto l’universo che ci circonda nel nostro vivere quotidiano. Cosa costa essere ( mostrarsi?) buoni per un solo giorno ?
Il difficile viene dopo, quando ciascuno di noi ritornando alla routine quotidiana dimenticherà il messaggio di pace e di amore che reca in sé il Natale e avrà paura di guardare l’altro, mostrerà indifferenza verso i drogati,i poveri, gli exstracomunitari, i disabili, gli anziani, perché il rito della festa si è ormai consumato.
Nica

