
Sarà la mia intelligenza poco lungimirante che mi induce in errore, ma alcune cose proprio non le capisco. Mi riferisco al caso dell’ex Monsignore Emmanuel Milingo.
Senza volere fare la moralista, né tanto meno scagliare frecce contro chi opera in piena libertà le proprie scelte, mi arrabbio tantissimo di fronte a chi ha accettato delle regole di vita e poi le rigetta ed ha anche la pretesa di stabilirne delle nuove per assecondare personali esigenze.
La Chiesa , quella di Roma, si fonda su regole e scelte ben precise e giammai occultate: una, fra queste, è il celibato dei preti. Chi sceglie di consacrare la sua vita a Dio sa bene a cosa va incontro. Può anche succedere, è vero, che lungo il percorso, non facile, un sacerdote si renda conto di nuovi sentimenti che nascono nel suo cuore. Nulla di irreparabile. Coerenza, rettitudine e onestà impongono in quel caso al sacerdote di abbandonare l’abito talare e la via già intrapresa. Fin qui nessuno scandalo e nessuna critica. Ma, mi chiedo, perché taluni signori, che non possiedono più la vocazione di prima, vogliono a tutti i costi continuare un apostolato in seno alla stessa Chiesa ? Non possono farlo da laici, o in seno alle Chiese che si fondano su valori diversi da quelli previsti dalla religione cattolica? Nessuno vieta loro di essere bravi mariti e altrettanto bravi portatori della parola di Dio. Ma pretendere di dettare nuove regole, di indurre il Papa a reinterpretare la parola del Vangelo, credo sia una richiesta assurda che produce solo polemiche inutili, spettacolarizzando un ambito delicato che necessità di meditazione e silenzioso operare per il bene comune.
Questo, comunque, non significa chiusura al dialogo, pacato e costruttivo, finalizzato a chiarire le rispettive posizioni. Ma l’ex arcivescovo sa bene che la fase del dialogo si è conclusa e, nonostante tutto, torna in Italia, forte di recenti polemiche su casi analoghi, con al fianco la sua Maria Sung, per alimentare contrasti e dividere gli animi, per fare proseliti, per rientrare dalla finestra in una chiesa che gli può appartenere così come appartiene a noi tutti, ma non più come prima.
Nica

Nessun commento:
Posta un commento