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lunedì

Il tema dell’eutanasia e del testamento biologico torna in prima pagina.


In occasione del Congresso della Societa' italiana di cardiologia (Sic), i medici presenti hanno lanciato un appello affinché il parlamento legiferi sul tema del testamento biologico, che si pone sempre con drammatica attualità. E’ stato anche reso noto un dato sul quale si dovrebbe riflettere: il 62 per cento dei medici attua già la desistenza terapeutica seguendo il principio della propria scienza e coscienza.
A parere del presidente SIC Francesco Fedele, i medici cardiologi sono lasciati soli di fronte ad una scelta da operare che dovrebbe rispettare la volontà del malato e la dignità di chi lo assiste e cura.
Non è stato sicuramente edificante sapere, però, che chi ha attuato la sospensione delle cure lo ha fatto in segreto e autonomia. Numerosi sono, infatti, gli interrogativi che sorgono. Intanto con riferimento alle leggi che ancora non sanciscono il principio, e poi , non ultimo, di ordine morale che appaiono i più importanti. La senatrice Paola Binetti , nell’ esprimere la sua incredulità per il dato che è stato evidenziato, ha aggiunto che il paese necessita di leggi che garantiscono l’assistenza all’ammalato, di leggi che difendono il diritto alla vita, fino all'ultimo momento, perché non esiste il diritto alla morte.
Io sto con la Binetti e non vorrei finire mai nelle mani di medici che in “scienza e coscienza” praticano l’eutanasia senza tenere in considerazione leggi, volontà e principi morali cui il paziente potrebbe tenere.
Nica

sabato

"Il sorriso di Daphne" una commedia intelligente e dolorosa



Non capita spesso di assistere a commedie raffinate e coinvolgenti come quella scritta e recitata da bravissimo Vittorio Franceschi. Pur non avendo nulla da dividere con i critici, e teatrali per giunta, non posso fare a meno di fare partecipi, quanti leggono il mio blog, di questo lavoro che eccelle nel panorama italiano. Il tema trattato è quello dell’eutanasia, un dramma attuale e struggente, a cui l’autore si accosta con coraggio, usando toni delicati. Ironia, sarcasmo, ansia, umorismo, usati con leggerezza, sono i sentimenti che dominano la commedia che ci conduce per mano e ci fa scoprire la vita del professore Vanni, un botanico cinico e intelligente, che vive su una sedia a rotelle e non vuole più combattere contro una malattia che lo sta distruggendo. Di fronte a un destino che lo priverebbe della dignità di uomo, Vanni porta avanti una pacata rivolta e chiede ad una studentessa, già innamorata di lui, di cogliere una goccia di veleno racchiuso all’apice della foglia di una pianta esotica, Daphne, che lui aveva portato dal Borneo, per fargli dono di una morte rapida e dolce. Il ritmo delle battute, i battibecchi divertenti e graffianti con la sorella, i lunghi, intensi dialoghi con la studentessa e il silenzio calato nella platea per tutta la durata della rappresentazione, prima dello scroscio degli applausi, hanno decretato il successo di una commedia tragica su cui meditare.

Nica