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giovedì

Bravo, bravissimo Benigni nel recitare Dante, ma vi ricordate il grande Vittorio Gassman?


Abbiamo già elogiato l’arte di Benigni, rendendogli merito per avere riportato all’attenzione l’opera ineguagliabile di Dante Alighieri, per avere saputo cogliere e trasmettere nuove emozioni, per avere offerto, dei versi di Dante, una lettura nuova, profonda e vivace nello stesso tempo, ma non possiamo non ricordare un grande del teatro italiano, che dell’opera di Dante è stato un magistrale interprete. Parlo di Vittorio Gassman, il mito dei miei anni giovanili.
L’ho rivisto proprio stamattina, in una trasmissione televisiva che ha avuto come tema la Divina Commedia che viene rappresentata in teatro. Nel contesto della trasmissione hanno fatto rivedere alcuni dei grandi del teatro che hanno recitato Dante. Gassman, tra loro, si ergeva come un colosso, un mostro di bravura. Risentire l’intensità della sua voce, rivedere il fuoco che sprigionava dai suoi occhi, ascoltare la sua lettura di Dante, mi ha regalato emozioni molto forti.
Mi sono fermata per alcuni minuti e ho fissato i suoi occhi, per non perdermi neanche un barlume della drammaticità, della forza dei sentimenti che il grande mattatore sapeva esprimere, attraversando con ingegno il poema di Dante.
Nica

sabato

"Il sorriso di Daphne" una commedia intelligente e dolorosa



Non capita spesso di assistere a commedie raffinate e coinvolgenti come quella scritta e recitata da bravissimo Vittorio Franceschi. Pur non avendo nulla da dividere con i critici, e teatrali per giunta, non posso fare a meno di fare partecipi, quanti leggono il mio blog, di questo lavoro che eccelle nel panorama italiano. Il tema trattato è quello dell’eutanasia, un dramma attuale e struggente, a cui l’autore si accosta con coraggio, usando toni delicati. Ironia, sarcasmo, ansia, umorismo, usati con leggerezza, sono i sentimenti che dominano la commedia che ci conduce per mano e ci fa scoprire la vita del professore Vanni, un botanico cinico e intelligente, che vive su una sedia a rotelle e non vuole più combattere contro una malattia che lo sta distruggendo. Di fronte a un destino che lo priverebbe della dignità di uomo, Vanni porta avanti una pacata rivolta e chiede ad una studentessa, già innamorata di lui, di cogliere una goccia di veleno racchiuso all’apice della foglia di una pianta esotica, Daphne, che lui aveva portato dal Borneo, per fargli dono di una morte rapida e dolce. Il ritmo delle battute, i battibecchi divertenti e graffianti con la sorella, i lunghi, intensi dialoghi con la studentessa e il silenzio calato nella platea per tutta la durata della rappresentazione, prima dello scroscio degli applausi, hanno decretato il successo di una commedia tragica su cui meditare.

Nica