
Se l’uomo avesse voluto custodire “ il segreto” non lo avrebbe , di certo, rivelato al medico curante, anzi lo avrebbe depistato, qualora il medico avesse fatto domande finalizzate a chiarire eventuali segnali di pedofilia di cui si fosse reso conto. Può anche darsi che il medico abbia agito, senza cogliere significati nascosti, perché sconvolto da una verità traumatica e denunciato il pedofilo per paura che potesse reiterare il danno.
Qualunque sia stata la causa che lo ha spinto a denunciare, comunque, il segreto professionale è stato infranto.
Sul caso le polemiche infuriano. Consapevole che non è facile liquidare l’argomento assolvendo o condannando, mi pongo alcune riflessioni. La prima , la più importante, è la seguente, che non appare affatto remota: se tra qualche tempo leggessi sui giornali di bambini violentati e magari morti a causa delle violenze subite, cosa penserei di uno psichiatra che, a conoscenza dei fatti , non ha mosso un dito per evitare le terribili conseguenze? Tra infrangere il segreto professionale e fare uscire da un incubo delle anime innocenti cosa sarebbe giusto scegliere?
...e se capitasse a mia figlia che comportamento mi aspetterei dal medico?
Le giro a voi queste domande, per un confronto su un tema molto delicato e di vitale importanza.
Nica
