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venerdì

Un caso difficile, ma non troppo, quello dello psichiatra che denuncia il paziente pedofilo. Voi cosa avreste fatto?

Tra le tante istanze della psiche c’è anche quella della richiesta di aiuto che il soggetto rivolge, a livello inconscio, al potenziale soccorritore. Nel caso specifico, riportato di recente sui giornali, lo psichiatra, forse, ha colto l’ esigenza del paziente non solo di comunicare, ma anche di autodenuncia di un misfatto consumato a danno dei nipoti, per essere fermato.



Se l’uomo avesse voluto custodire “ il segreto” non lo avrebbe , di certo, rivelato al medico curante, anzi lo avrebbe depistato, qualora il medico avesse fatto domande finalizzate a chiarire eventuali segnali di pedofilia di cui si fosse reso conto. Può anche darsi che il medico abbia agito, senza cogliere significati nascosti, perché sconvolto da una verità traumatica e denunciato il pedofilo per paura che potesse reiterare il danno.
Qualunque sia stata la causa che lo ha spinto a denunciare, comunque, il segreto professionale è stato infranto.
Sul caso le polemiche infuriano. Consapevole che non è facile liquidare l’argomento assolvendo o condannando, mi pongo alcune riflessioni. La prima , la più importante, è la seguente, che non appare affatto remota: se tra qualche tempo leggessi sui giornali di bambini violentati e magari morti a causa delle violenze subite, cosa penserei di uno psichiatra che, a conoscenza dei fatti , non ha mosso un dito per evitare le terribili conseguenze? Tra infrangere il segreto professionale e fare uscire da un incubo delle anime innocenti cosa sarebbe giusto scegliere?
...e se capitasse a mia figlia che comportamento mi aspetterei dal medico?
Le giro a voi queste domande, per un confronto su un tema molto delicato e di vitale importanza.

Nica