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sabato

Chi si ricorda il primo computer chiamato “Commodore 64” ? Negli anni dal 1982 al 1993 si vendettero ben 17 milioni di modelli


A dire il vero, io, per prima, ne ho un ricordo vago. E non perché sono giovanissima, tutt’altro, ma semplicemente perché, ai tempi, non ero interessata, né tanto meno appassionata, al mondo della tecnologia. Però il nome mi suona amico. Magari per effetto della pubblicità che mi sarà rimasta impressa nella memoria.
Sto parlando del Commodore 64, il primo computer al mondo, con appena 64 kilobyes di memoria che i ragazzi degli anni ottanta usarono per primi. Certo il compleanno meritava una menzione, vista l’età raggiunta dell’illustre antenato dei moderni e sofisticati pc. A fargli addirittura la festa, ci ha pensato Andrea Wallstrom, svedese , che ha creato un sito per la sua commemorazione, dove si ritrovano i vecchi modelli e i giochi che ipnotizzavano i ragazzi dell’epoca, che ormai avranno riposto in soffitta quella meravigliosa scatola magica che li ha fatti sognare. La semplicità di utilizzo e di distribuzione ne fecero allora uno strumento diffusissimo e apprezzato per le nuove potenzialità che offriva e il basso costo.



I ricordi incredibili di una intera generazione legati alla macchina, hanno spinto molti a scrivere delle biografie, a creare siti e club, a indire manifestazioni ufficiali per il Guinness del primato raggiunto che ricadrà lunedì prossimo, 10 dicembre.

Nica

giovedì

"Si impicca a 14 anni" - "Donna aggredita a Roma"

Ormai sono troppi gli articoli che non vorremmo leggere sui giornali. Ma pare che sulla nostra società incomba una maledizione di cui non riusciamo a liberarci, o forse un virus malefico che agisce per distruggere il cervello.



Qualcuno dice che quanto accade oggi accadeva anche tanto tempo fa e che le notizie non venivano diffuse solo perché non c’erano i giornali, la tv e internet a fare da cassa di risonanza. Ma forse non è così. Forse è la società che si sta incattivendo per la perdita progressiva di valori e di punti di riferimento forti che hanno ceduto il posto, nella famiglia e nella società, a valori illusori che non rispettano la dignità dell’essere umano. In un deserto, dove denaro e relativismo permeano le azioni, tutti siamo responsabili perché non abbiamo saputo arricchire l’animo dei giovani, che sono il nostro futuro, di sentimenti, non abbiamo saputo accompagnarli in un percorso di maturazione, allontanando da loro lo spettro del consumismo. Non abbiamo saputo fornire loro i valori che fanno la differenza con le bestie. Senza supporti, o con supporti vacillanti, oggi giovani e meno giovani si propongono all’attenzione bruciando le tappe, dimenticando il piacere delle conquiste, dei sacrifici che si devono fare per ottenere quanto ci sta a cuore. Inseguendo valori effimeri, avviene così che un ragazzo “ diverso “, perché non risponde ai canoni che la società oggi interpreta come indispensabili, venga emarginato, molestato fino a indurlo al suicidio. Accade anche che una donna venga aggredita in una grande metropoli e ridotta in fin di vita, e che teatro di tremendi delitti diventi proprio la famiglia.
Terrificante davvero ciò che accade.

foto tratta da: tzico.net

Nica