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domenica

Vorrei presentavi Maria Costa, una forza della natura.


Maria Costa è una donna del sud, una poetessa, che ama la Sicilia, il suo mare, il mare di Messina, che collega due sponde ricche di miti e leggende. Ponendosi in riva allo stretto, declama le sue poesie, abbraccia quell’ elemento della natura che possiede la sua stessa forza. Maria è un fiume in piena che trasporta in un universo perduto animato da forti passioni.
Figlia di un capitano marittimo, si presenta come una donna semplice, autodidatta, si definisce “donna del popolo”, che possiede, però, un carisma che attira subito l’attenzione di chi l’ascolta.
Per la bellezza delle sue composizioni, in dialetto messinese, la poetessa si è guadagnata numerosi riconoscimenti e l’attenzione di professori universitari e studenti che hanno discusso tesi di laurea, non soltanto presso l’ateneo di Messina, sull’originalità dei suoi testi.
Incontrare Maria Costa significa fare un pieno di sentimenti genuini, forti attrazioni, fuochi sacri che infiammavano il seno delle eroine del passato.
Nica

venerdì

Shakespeare forse era siciliano… messinese doc


Il prof. Martino Juvara, dell’Università di Palermo, pare abbia ricostruito una parte della vita di William Shakespeare, che secondo lo studioso ebbe i natali nella città di Messina da dove successivamente transitò in Inghilterra a Stratford -upon-Avon per sfuggire all’inquisizione da cui i suoi genitori, seguaci di Calvino, sarebbero stati perseguitati. Un manoscritto, rinvenuto attorno agli anni venti, avvalorerebbe l’ipotesi, perché in esso vengono riportati molti proverbi successivamente inseriti nell’”Amleto”. Il nome originale del drammaturgo sarebbe stato Michelangelo Florio Crollabanza, tradotto poi in Shakespeare.
Nella città di Messina egli avrebbe dato vita alla commedia “ Troppo rumore per nulla” corrispondente al testo dialettale "troppu trafficu pì nnenti",
La cultura del grande drammaturgo si sarebbe affinata a seguito di studi compiuti a Venezia, Mantova, Padova, Grecia, Danimarca ed altri paesi Europei.
Altre ipotesi formulate da Saul Gerevini eleggerebbero la Toscana a patria natale e conferirebbero ad un tale John Florio la paternità di tutte le opere di Shakespeare.
La notizia, seppure dibattuta e non definita, rende immensa gioia e orgoglio ai messinesi che sarebbero ben felici di avere dato i natali ad uno scrittore che non conosce uguali per la grandezza delle sue opere.
Nica

giovedì

Messina riscrive la sua storia: tornano alla luce frammenti risalenti al VI secolo a.C. riconducibili alla fondazione della antica colonia Zancle


Messina, la deliziosa città che sorge sulle rive dell’omonimo stretto, riscrive la sua storia scoprendo meraviglie del passato.
Nella via La Farina, una delle strade ricadenti nel centro della città, è stata riscontrata, a seguito di scavi in un cantiere che si protraggono da parecchio tempo, un’area che gli esperti della Soprintendenza individuano come luogo dove i Greci celebrarono antichi cerimoniali per dare vita alla colonia Zancle. I riti della fondazione, risalenti al VI-VII secolo a.C., prevedevano che dentro una grande fossa venissero riposte cataste di legna con le quali si accendeva un rogo. Quando le fiamme si spegnevano, nella fossa venivano collocati piatti, coppe, crateri, oggetti vari che venivano ricoperti da pietre e conservati.
Il ritrovamento della fossa e del vasellame, di eccezionale importanza, è il primo che si riscontra in Sicilia e nella Magna Grecia. Qualcosa di simile , pare sia stato riscontrato solo nell’isola di Cipro.
Gli archeologi, che esultano per il valore scientifico e storico della scoperta, si muoveranno in sinergia con imprenditori ed esperti della Soprintendenza per continuare gli scavi, reperire altro materiale da studiare per lunghi anni e ridisegnare la storia di una città di antiche e prestigiose origini.
Nica

venerdì

Novantanove anni fa la città di Messina venne rasa al suolo da un terremoto di inusitata violenza.


Il 28 dicembre del 1908, alle ore 5,21, la città di Messina subì la violenza di un tremendo terremoto che raggiunse l’undicesimo grado della scala Mercalli. Il sisma, che provocò il crollo del 90 per cento degli edifici pubblici e distrusse le vie di comunicazione stradale, ferroviarie e marittime, fu uno dei più grandi disastri mai avvenuti. Un tremendo rombo scosse la terra che traballò. Il cielo che era quieto, all’improvviso, divenne minaccioso e i palazzi si accartocciarono e rovinavano su sé stessi sommersi dalla polvere. Le grida della gente, i lamenti si elevarono verso il cielo, tinto di rosso, presago della grande catastrofe che si stava compiendo. Tutto venne distrutto dagli incendi che divamparono e dalla furia di un maremoto che sconvolse il volto di una città tranquilla che si preparava a festeggiare il nuovo anno. Onde gigantesche, alte più di dieci metri, si riversarono sul litorale e con rabbia demolirono le case e risucchiarono i corpi dei morti, e dei vivi, barche e navi ormeggiate, e quanto era ancora era rimasto in piedi.
Dell’Area dello Stretto, che comprendeva Messina e la sua provincia, conosciuta fin dall’antichità per le bellezze paesaggistiche, culturali e architettoniche, e la città di Reggio Calabria, non rimase altro che un pugno di macerie e il pianto dei sopravvissuti sui corpi martoriati dei congiunti.
Al Teatro Vittorio Emanuele, il sipario, che si era chiuso sulle note dell’Aida di Giuseppe Verdi, si chiuse all’alba sulla vita di una città di illustre memoria, inerme di fronte alla furia devastante di una natura irrazionale.
Nica

martedì

Il fenomeno della Fata Morgana: tra scienza e leggenda


Il fenomeno della Fata Morgana si verifica nello stretto di Messina e nell’isola di Favignana ed è un prodigio ottico che si può osservare in particolari condizioni atmosferiche.
Chi guarda verso la Calabria vede la città di Messina come sospesa sulle acque dello stretto, viceversa chi dall’altra sponda guarda verso Messina, vede sospesa, per una illusione ottica, la città di Reggio.
Sul fenomeno, dovuto alla distribuzione dell’indice di rifrazione della luce del sole nell’aria, che si ripete ancora oggi nei giorni caldi e limpidi d’estate, è nata, fin dai tempi antichi, una leggenda che narra di una bella fanciulla chiamata Morgana che giunse in Sicilia più di mille anni fa a bordo di un vascello. Dopo avere lasciato il fratello Artù ai piedi del vulcano Etna, la fanciulla si stabilì nella striscia di terra fra l’Etna e la città di Messina dove i marinai avevano paura di transitare per le forti tempeste. Racconta la leggenda che, di tanto in tanto, Morgana esce dall’acqua con un cocchio tirato da sette cavalli e si diverte a buttare nell’acqua tre sassi e a tracciare segni nel cielo. Il mare, così, si gonfia e diventa un cristallo. Su esso, come per incanto, si riflettono immagini fantastiche di case, auto, uomini, palazzi, di una città irreale che si modifica e svanisce in brevissimo tempo. Il miraggio inganna i naviganti che credono di approdare nella città di Messina o di Reggio, mentre in realtà naufragano nelle braccia della bella Morgana.
Nica

mercoledì

Il fascino delle antiche leggende messinesi : Colapesce


Molte leggende, tramandate da padre in figlio, prendono lo spunto, a volte, da avvenimenti remoti realmente accaduti, altre volte, invece, sono frutto solo della fervida fantasia popolare. In entrambi i casi, però, i racconti vengono colorati e arricchiti di particolari esagerati, ingigantiti, fantastici, che conferiscono alla storia un fascino particolare.
La città di Messina ha una grande quantità di leggende davvero straordinarie, a cominciare da quella che narra di un uomo che era metà uomo e metà pesce.
Colapesce era il suo nome. Egli era figlio di un pescatore e divenne presto famoso per le imprese straordinarie che era capace di compiere in fondo al mare, che era il suo regno. Lì egli viveva molta parte della sua vita, circondato da meravigliose creature marine.
Avuta notizia di questo essere ammaliante, Federico II, re di Sicilia ed imperatore, volle conoscerlo e per rendersi conto delle sue capacità, provò a metterlo alla prova, gettando in mare prima una coppa, poi una corona ed infine un anello, a profondità sempre più abissali.
Se Cola fosse riuscito nell’impresa di recuperare quegli oggetti, avrebbe avuto in premio, come sposa, sua figlia.
Il giovane si tuffò e riaffiorò la prima volta con la coppa del re, poi con la sua corona, ma la terza volta, ahimé, non riemerse.
Colapesce vide, infatti, che una delle tre colonne su cui si regge, secondo la tradizione popolare, la Sicilia , quella di Capo Peloro, era incrinata e stava per spezzarsi mettendo a rischio la città di Messina che sarebbe sprofondata negli abissi. In uno slancio d’ amore, egli sacrificò la sua vita e rimase in fondo al mare per sostenere, sul proprio dorso, la sua città. Tutte le volte che Messina sussulta per le scosse telluriche, si fa riferimento a Colapesce che, per la stanchezza del grave peso, cambia posizione.
La leggenda di Cola ha dato origine a numerose produzioni poetiche, teatrali, e ad un premio internazionale che viene conferito, a Messina, nel mese di novembre, a personalità del mondo della cultura , delle scienze , dell’industria, dello sport, dello spettacolo. All’interno del premio, un riconoscimento di gratitudine va, ogni anno, agli italiani che hanno perso la vita a Nassiria.

Nica

domenica

La pesca del pescespada nello stretto di Messina

Nello stretto di Messina, in un tratto di mare che si trova fra due sponde di mirabile bellezza, si pratica, ancora oggi, la pesca del pescespada, effettuata fin dal secolo XV e già nota ai tempi di Omero. Raccontarlo non rende alla mente e al cuore l’incanto di un evento che si tramanda nei secoli e che fa dello stretto un luogo ricco di fascino e attrazione mondiale.



E’ un rito che sa di antiche fiabe, di grida dei pescatori, di magia, di profumo, che si leva dalle tavole dei messinesi che, orgogliosi di tanta fortuna, del pesce conoscono ogni segreta virtù.
E’ al sorgere del sole che le feluche cominciano il loro cammino, che scivolano sull’autostrada del mare, con uomini attenti a scorgere le pinne che emergono dal livello dell’acqua, pronti ad avvisare i compagni quando è il momento di tirare la fiocina per catturare il pesce. Una, due, tre, tante feluche, che risplendono sotto il sole, che rincorrono la fortuna. Quando avviene l’avvistamento, un coro di voci scuote il silenzio dello stretto, fino a riva, dove c’è sempre qualcuno che segue con emozione quel cerimoniale. La visione plastica di un insieme di rara armonia, viene così arricchita da suoni e colori del pesce che brilla, degli abiti dei pescatori che, ignari di un ruolo che li consegna alla storia, ringraziano il cielo per avere donato loro, ancora una volta un cibo prezioso.

Nica