E’ successo vicino a Riad, in Arabia Saudita, dove vige la legge della Shariya. Una donna, che all’epoca dei fatti aveva 19 anni, già condannata a 90 colpi di frusta, si è vista aggravare la pena in appello a 200 frustate e sei mesi di carcere. Le è stata riconosciuta, dal tribunale di Al-Oatif, il reato grave di essersi appartata con un uomo e di essersi fatta trovare, in tale situazione, da sei stupratori che, armati di coltelli, le hanno usato violenza ripetutamente, riprendendo col telefonino le immagini che hanno minacciato di rendere pubbliche, se avesse parlato.
Gli uomini, per le attenuanti, hanno potuto evitare la pena capitale e se la sono cavata con pene più lievi, varianti da due a nove anni.
Il suo avvocato Abdelrahmane al-Lahem, che si batte per i diritti civili dell’uomo, aveva contestato il primo verdetto, ma ha ottenuto l’esito finale della sospensione dalla professione e l’aggravio della pena per la donna.
In tutta la vicenda si rileva un segnale positivo: il fidanzato è rimasto al fianco della donna a difenderla.
Nica
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martedì
Quel che resta di noi: Chiudere gli stadi non appare l'unica soluzione per fermare la violenza
E’cominciata la strumentalizzazione di una tragedia e la sortita di provvedimenti tampone che non sono la chiave di volta per risolvere il problema
Alcuni politici hanno proposto la chiusura degli stadi, ostinandosi a non volere intendere che la violenza non è un fatto connesso solo al mondo del calcio. Individuare i colpevoli e assumere i provvedimenti necessari per limitare i comportamenti violenti, appare normale e giusto, ma il fenomeno della protesta non coinvolge solo gli ultras, ma tutta una fascia di giovani, che, utilizzando modalità sbagliate, assumendo atteggiamenti provocatori e trasgressivi, porta avanti una contestazione contro le istituzioni. Chiudere gli occhi su questa realtà può essere pericoloso. Alcune persone, fra quelle che contano, non hanno compreso tutto ciò quando a perdere la vita è stato il maresciallo Filippo Raciti, e continuano, ancora oggi, che la violenza ha colpito il cuore dello stato, distruggendo caserme e altre sedi istituzionali, a sottovalutare il problema.

La contestazione riflette il disagio di tutta una società che ha perso il senso della vita, della misura, una società che va lentamente degradando, dove tutti siamo corresponsabili perché dimentichi dei doveri che ci impongono di amare, educare , assistere, custodire e, non ultimo, dare il buon esempio. Chiudere gli stadi che significato può assumere in un contesto così complesso? Solo quello di sedare gli animi, fino alla prossima tragedia.
L’incidente di un colpo di pistola che ha ucciso, solo una scintilla che ha ravvivato un fuoco che cova negli animi. Ma possono essere tante le occasioni a fare da traino all’esplosione incontrollata dell’aggressività. La problematica è grave e alla ribalta da molti anni. Ma se continueremo a “studiare” solo ripieghi tampone, se continueremo ad esibirci solo per un rimbalzo stupido e destabilizzante di responsabilità, senza rimboccarci le maniche e avviare provvedimenti idonei a risolvere i problemi che stanno alla radice del dissenso, il futuro non sarà, di certo, rassicurante. I giovani rappresentano oggi un’emergenza e lo Stato ha il dovere di rivolgere verso loro la massima attenzione, non solo per prevenire o reprimere, ma per costruire il loro futuro, qualunque sia il prezzo da pagare.
Esemplare la dichiarazione del fratello di Gabriele che ha invitato a non strumentalizzare la vicenda dei disordini, che a lui non appaiono connessi alla morte del fratello. Con Sandri, in un rispettoso silenzio, piangiamo una giovane vita troncata, tenendo nel cuore la speranza che qualcosa possa cambiare in un mondo che lascia troppo spazio a mode dissacranti, illusorie, a cattivi maestri che esibiscono alibi di modernità, per distruggere quello che resta di noi.
Nica
Alcuni politici hanno proposto la chiusura degli stadi, ostinandosi a non volere intendere che la violenza non è un fatto connesso solo al mondo del calcio. Individuare i colpevoli e assumere i provvedimenti necessari per limitare i comportamenti violenti, appare normale e giusto, ma il fenomeno della protesta non coinvolge solo gli ultras, ma tutta una fascia di giovani, che, utilizzando modalità sbagliate, assumendo atteggiamenti provocatori e trasgressivi, porta avanti una contestazione contro le istituzioni. Chiudere gli occhi su questa realtà può essere pericoloso. Alcune persone, fra quelle che contano, non hanno compreso tutto ciò quando a perdere la vita è stato il maresciallo Filippo Raciti, e continuano, ancora oggi, che la violenza ha colpito il cuore dello stato, distruggendo caserme e altre sedi istituzionali, a sottovalutare il problema.

La contestazione riflette il disagio di tutta una società che ha perso il senso della vita, della misura, una società che va lentamente degradando, dove tutti siamo corresponsabili perché dimentichi dei doveri che ci impongono di amare, educare , assistere, custodire e, non ultimo, dare il buon esempio. Chiudere gli stadi che significato può assumere in un contesto così complesso? Solo quello di sedare gli animi, fino alla prossima tragedia.
L’incidente di un colpo di pistola che ha ucciso, solo una scintilla che ha ravvivato un fuoco che cova negli animi. Ma possono essere tante le occasioni a fare da traino all’esplosione incontrollata dell’aggressività. La problematica è grave e alla ribalta da molti anni. Ma se continueremo a “studiare” solo ripieghi tampone, se continueremo ad esibirci solo per un rimbalzo stupido e destabilizzante di responsabilità, senza rimboccarci le maniche e avviare provvedimenti idonei a risolvere i problemi che stanno alla radice del dissenso, il futuro non sarà, di certo, rassicurante. I giovani rappresentano oggi un’emergenza e lo Stato ha il dovere di rivolgere verso loro la massima attenzione, non solo per prevenire o reprimere, ma per costruire il loro futuro, qualunque sia il prezzo da pagare.
Esemplare la dichiarazione del fratello di Gabriele che ha invitato a non strumentalizzare la vicenda dei disordini, che a lui non appaiono connessi alla morte del fratello. Con Sandri, in un rispettoso silenzio, piangiamo una giovane vita troncata, tenendo nel cuore la speranza che qualcosa possa cambiare in un mondo che lascia troppo spazio a mode dissacranti, illusorie, a cattivi maestri che esibiscono alibi di modernità, per distruggere quello che resta di noi.
Nica
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